Pat Foreste Demaniali

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» Foreste demaniali della Provincia autonoma di Trento

Sono le foreste di proprietà della Provincia, individuate come patrimonio indisponibile a favore di tutta la Comunità Trentina, meritevoli di particolare tutela per l'elevato valore naturalistico e socio-culturale.

Per la loro importanza sono state incluse tra le "invarianti" del Piano Urbanistico Provinciale, in quanto elementi territoriali che costituiscono caratteristiche distintive dell'ambiente e dell'identità territoriale da tutelare e valorizzare al fine di garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

Il nucleo storico delle foreste demaniali è concentrato nel settore nord-orientale del Trentino (foreste di Cadino, Paneveggio, San Martino di Castrozza, Valsorda e Valzanca) ma altre importanti proprietà sono collocate nell'area centro-meridionale della Provincia (Monte S. Pietro, Bondone, Scanuppia, Campobrun).

 
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  • Gli uffici dell'Amministrazione provinciale resteranno chiusi lunedì 24 aprile, giornata che precede la Festa della Liberazione. Saranno ovviamente garantiti tutti i servizi essenziali. Gli uffici della Provincia riapriranno al pubblico mercoledì 26 aprile.
     
  • Un incontro dedicato al "Fare economia nel territorio delle Dolomiti UNESCO" si svolge stasera alle 18 nell'Aula Magna ENAIP di Primiero. Un'occasione per riflettere e confrontarsi sulle opportunità che il riconoscimento UNESCO ha consegnato a territori che vivono già una situazione di sviluppo economico significativo ma che possono migliorare le loro performance, verso una direzione sostenibile, con un valore aggiunto che tutto il mondo ci invidia. All'incontro intervengono: Marcella Morandini, direttore Fondazione Dolomiti UNESCO, Bruno Felicetti, direttore APT Val di Fiemme, Paola Toffol, presidente APT San Martino di Castrozza, Passo Rolle, Primiero e Vanoi, Monica Basile responsabile marketing Associazione Albergatori Trentini - ASAT, Arrigo Dalfovo, presidente ENAIP Trentino
     
  • In passato sulle Alpi il lupo è stato demonizzato, cacciato e sterminato dall?uomo. Tuttavia, a distanza di un secolo, il lupo sta ritornando naturalmente nelle aree alpine dove l?uomo è presente. Come può l?uomo ora gestire in modo equilibrato e sostenibile il suo ritorno? Riusciranno uomini e lupi a convivere sull?arco alpino? Il modo migliore per saperlo è forse quello di "travestirsi" da lupi, come hanno fatto oggi i ragazzi di alcune classi di scuola secondaria di primo grado partecipando a "Vita da lupi", un gioco da tavolo grazie al quale i partecipanti hanno vestito appunto i panni di 5 branchi di lupo in movimento sull?intero arco alpino fra opportunità e pericoli, e un gruppo di gestori umani che hanno potuto decidere se facilitare o meno la loro presenza. Tutto questo al Palazzo dei Congressi di Riva del Garda, dove ha presso oggi avvio la "Settimana del Lupo" promossa da ExpoRiva Caccia Pesca Ambiente in partnership con il MUSE, il progetto europeo Life WolfAlps, la Fondazione Edmund Mach e il Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento: un programma di appuntamenti tecnici, culturali, dibattiti, show che coinvolgono in modi diversi i cacciatori, i ragazzi delle scuole, le famiglie e tutti i visitatori della fiera, per conoscere più da vicino, con un approccio laico ed equilibrato, un animale affascinate, simbolico e discusso come il lupo, che sta rapidamente riconquistando le Alpi.
     
  • Il cambiamento climatico e l'uso del suolo stanno provocando migrazioni che non si possono fermare, quelle dei microorganismi. Un team multidisciplinare di microbiologi, geologi, chimici e bioclimatologi di Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige, Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università di Firenze, Venezia e Innsbruck, ha studiato la carica microbica di uno tra i più intensi eventi di trasporto di polveri sahariane che ha raggiunto le Alpi nel 2014, pubblicando i risultati sulla prestigiosa rivista Microbiome. Questa grande tempesta ha depositato enormi quantità di polvere sahariana sulle Alpi dolomitiche che è stata poi sigillata tra strati di neve "pulita". Ciò ha permesso una determinazione precisa di microrganismi associati alla deposizione. Nei campioni di neve raccolti su Marmolada e Latemar, i ricercatori hanno trovato prove che le grandi tempeste di polvere possono muovere non solo frazioni, ma intere comunità microbiche (batteri e funghi) dalle aree sahariane all'Europa e che questo microbiota contiene molti organismi estremamente resistenti e in grado di sopravvivere in ambienti diversi.
     
  • Venerdì 20 gennaio, in occasione della festa di San Sebastiano, patrono di Cavalese e di Tonadico, è prevista la chiusura delle sedi del Servizio territoriale - ambito di Primiero e di Fiemme.