Pat Foreste Demaniali

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» Foreste demaniali della Provincia autonoma di Trento

Sono le foreste di proprietà della Provincia, individuate come patrimonio indisponibile a favore di tutta la Comunità Trentina, meritevoli di particolare tutela per l'elevato valore naturalistico e socio-culturale.

Per la loro importanza sono state incluse tra le "invarianti" del Piano Urbanistico Provinciale, in quanto elementi territoriali che costituiscono caratteristiche distintive dell'ambiente e dell'identità territoriale da tutelare e valorizzare al fine di garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

Il nucleo storico delle foreste demaniali è concentrato nel settore nord-orientale del Trentino (foreste di Cadino, Paneveggio, San Martino di Castrozza, Valsorda e Valzanca) ma altre importanti proprietà sono collocate nell'area centro-meridionale della Provincia (Monte S. Pietro, Bondone, Scanuppia, Campobrun).

 
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  • Con un provvedimento proposto dall?assessore Giulia Zanotelli, la Giunta provinciale ha deciso di modificare la zona ?pronta pesca? nel Rio Cadino. A seguito della deliberazione approvata oggi è consentita l?immissione ?pronta pesca? nel tratto compreso fra l?ultima briglia situata a monte del ponte dei Zocchi fino alla confluenza del rio delle Stue. La concessione di questo tratto ?pronta pesca? ha carattere transitorio, per un periodo di tre anni, che è considerato necessario alla ricostituzione della popolazione ittica naturale. La quantità massima di trote adulte per ogni singola immissione non potrà superare i 50 chilogrammi.

     
  • La Fondazione Edmund Mach, con la Dr Francesca Cagnacci del Gruppo di Ecologia Applicata, ha ideato e promosso l?iniziativa a livello globale, insieme a colleghi dell?Università di St Andrews e del Max-Planck ?Animal Behaviour? di Radolfzell. I risultati saranno fondamentali per comprendere gli effetti delle attività umane moderne sulla fauna, indicando così strategie per migliorare lo stato di salute dell?ambiente e dell?umanità stessa (one-health). Gli autori suggeriscono l?utilizzo di dati raccolti da unità sensoristiche apposte agli animali (bio-loggers), un approccio di ricerca che vede la FEM tra i leader a livello mondiale, coordinando il network di ricerca Euromammals e sviluppando tecnologie bio-logging innovative.

     
  • Prenotazione obbligatoria per i pernottamenti e consigliata per i pasti, utilizzo di gel e mascherina nelle aree comuni, mantenere il distanziamento fisico previsto, portare con sé asciugamano e ciabatte e chiedere al rifugista quali siano le modalità previste nelle diverse strutture per il pernottamento. Sono cinque regole, semplici, ma fondamentali, che poggiano sul presupposto che dobbiamo essere tutti noi, in primis, ad avere un comportamento responsabile e che mettono in evidenza i tratti comuni tra le disposizioni per i rifugi dolomitici adottate dalle Regioni e dalle Province Autonome che condividono il Patrimonio Mondiale Dolomiti UNESCO. Cinque regole raccolte in una locandina che sarà diffusa sui canali social e affissa nei 66 rifugi dell'area dolomitica, che coinvolge Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

     
  • Anche durante l'emergenza pandemia le attività forestali legate al dopo-Vaia hanno potuto continuare. Il Dpcm del 10 aprile scorso, infatti, ha autorizzato la loro piena ripresa nonostante il lockdown dovuto al Coronavirus, consentendo così di riavviare gli interventi previsti dal Piano d?Azione Vaia, sia per ciò che riguarda il ripristino ed adeguamento delle infrastrutture, sia nella parte di utilizzazione delle piante schiantate. La recente pubblicazione del Report riguardante lo stato d?attuazione a fine 2019 del Piano d?Azione offre l?occasione di tracciare un primo bilancio delle molte attività sinora realizzate. In Trentino il danno alle foreste è stato molto rilevante. L?area colpita da schianti è risultata essere di 19.500 ha, di cui 12.500 danneggiati in maniera consistente. Da subito l?Amministrazione provinciale ha elaborato uno specifico Piano operativo per la gestione della situazione emergenziale, occupandosi nella prima fase prevalentemente di ripristino delle infrastrutture forestali, della formazione degli addetti ai lavori di taglio boschivo, di monitoraggi fitosanitari, di coordinamento delle attività di vendita e utilizzazione del legname schiantato e di pianificazione delle successive attività di ricostituzione.
     
  • Cinque ambienti e cinque mappe interattive per conoscere gli abitanti non umani delle città e dei loro dintorni dell'Italia Settentrionale: l'originale produzione targata MUSE racconta la biodiversità urbana e l'importanza di mantenere intatti i piccoli angoli di natura vicini a casa e consente di riconoscere le specie di uccelli e altri piccoli animali che popolano città e campagne.